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Comune di Gravedona (CO)

P.zza S. Rocco, 1 - 22015 GRAVEDONA (CO)
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Storia del Comune
Foto Grava: una parola che, tra le frequenti radici liguri residuate nei nomi attuali della zona altolariana, indica una costa o lingua di terra sassosa. Gravedona si presenta oggi nell’aspetto non più come al tempo in cui le è stato dato il nome, ma nei colori pastello delle sue case contenuti da tonalità cromatiche di verde che ampiamente campiscono quella lingua di terra sassosa che suggerisce tranquillità e riposo sin quando, lambendo l’acqua della riva, entrando dentro il blu del lago e mescolandosi con esso, regala una aromaticità misteriosa seria e riflessiva che invita alla meditazione.
Foto Sparpagliata alle pendici del Sasso Pelo, adagiata nella “poncia” alluvionale del torrente Livo e allungata in un golfo nelle cui acque la sua storia si specchia, guarda il monte Legnone, la cristiana coscritta Piona, le porte dalla Valtellina dove il fiume Adda scarica nel lago. Grazie alla naturale fortificazione dovuta al "Sasso del Castello", un'enorme massa rocciosa a strapiombo sul lago, la zona fu insediata ancor prima dell’arrivo dei romani. In epoca comunale, attorno alla rocca, si sviluppò il borgo fortificato, che racchiudeva all'interno delle mura parte delle abitazioni, il pozzo e la chiesa, in cui si rifugiava la popolazione in caso di attacco nemico.
Foto E’ un paese che si racconta nelle sue chiese e nei suoi monumenti di cui si leggono culture confluite attraverso l’importantissima Strada Regina che da sempre è stata ed è arteria preziosa di collegamento tra il Sud d’Italia Via Milano-Como e il Centro-Nord Europa. La sua storia ha origine con i primi insediamenti romani sovrastanti una precedente organizzazione ligure-celtica, visibili nella zona sacrale pagana, alla quale si è sovrapposta quella cristiana, come attesta un’epigrafe del VI sec. conservata nella vicina parrocchiale S. Vincenzo.
Foto Con il costruirsi di una “Pieve” battesimale, divenne in seguito centro di una comunità rurale a carattere federativo partecipando alla guerra decennale tra Como e Milano (1118/1127) e schierandosi alternativamente con l’una e con l’altra. Il Castello venne demolito nel corso del XIV secolo, durante le lotte tra le fazioni locali, mentre le porte alle estremità della strada Regina restarono in piedi fino al 1878. Gravedona fu capoluogo delle Tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico), che dal Medioevo alla dominazione spagnola si ressero in repubblica.
Foto Assunse, nel 1522, la denominazione di “Signoria o Feudo delle Tre Pievi” con il Duca Gian Giacomo De’ Medici detto il Medeghino, e in seguito, nel 1580, passò all’illustre prelato Cardinale Tolomeo Gallio che acquistò da Filippo II di Spagna il feudo con il titolo di Conte. Tra la fine del XVI e l’inizio del XX secolo si registrò, sia da Gravedona che dai paesi limitrofi, un’emigrazione che, sull’esempio dei Maestri Comacini, mano d’opera specializzata in “mestieri”, richiedeva quelle capacità imprenditoriali ancora oggi ammirate sia in Italia che all’estero. Il territorio di Gravedona, ben soleggiato, è fertilissimo; un tempo era fiorente la coltura di viti, gelsi, alberi da frutta e ortaggi. Nell'alta valle del Liro era sviluppato l'allevamento del bestiame e la produzione di vari tipi di formaggi, tra cui la famosa "semuda".